14 Rooms

Art Basel 2014

Novità di quest’anno di Art Basel è 14 Rooms, mostra dedicata alla Performance e più in generale alla live-art, curata da Kluas Biesenbach e Hans Ulrich Obrist, in collaborazione con Fondazione Beyeler, Art Basel e Theater Basel.
La mostra è allestita nell’ambientazione progettata da Herzog & de Meuron in spazi pre-esistenti leggermente distaccati dalla fiera principale, con l’intento di sottolineare l’importanza del contesto urbano in cui la mostra si colloca.
Quello pensato dagli architetti svizzeri è un corridoio senza fine, poiché rivestito ai due poli di specchi, che instaurano nel visitatore la sensazione di entrare in uno spazio sospeso.
Sette porte a destra e sette porte a sinistra celano al loro interno altrettante performance ideate da grandi artisti: Marina Abramovic, Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla, Ed Atkins, Dominique Gonzalez-Foerster, Damien Hirst, Joan Jonas, Laura Lima, Bruce Nauman, Otobong Nkanga, Roman Ondàk, Yoko Ono, Tino Sehgal, Santiago Sierra e Xu Zhen.
Inoltre altri due lavori vengono accolti in questi spazi: quello di Jordan Wolfson come epilogo e quello di Jhon Baldessari come documentazione di un progetto mai realizzato dall’artista e rimasto nei suoi archivi.
Accanto a progetti appositamente pensati per questa occasione, troviamo lavori storici presentati per la prima volta a 14 Rooms e altri invece mostrati solo raramente nel corso degli anni.

Arrivando la mattina dell’apertura abbiamo modo non solo di vedere conversare tra loro i due grandi curatori Klaus Biesenbach e Hans Ulrich Obrist, ma anche di fare un selfie con Tino Sehgal!

PS. Purtroppo non si potevano scattare fotografie all’interno degli spazi perciò gli scatti che sono comunque riuscita a fare non sono tanti!

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Allora & Calzadilla “Revolving Door”
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Bruce Nauman “Wall-Floor Positions”
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Damien Hirst “Leonard, Raphael”
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Tino Sehgal
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Ecco alcuni dei lavori presentati all’interno di 14 Rooms, quelli che mi hanno maggiormente colpita:

Allora & Calzadilla presentano “Revolving Door” (2011). Un gruppo di ballerini creano una linea che va da parete a parete e iniziano a girare intorno alla stanza in un moto circolare, coinvolgendo anche lo spettatore che una volta entrato si trova nel mezzo dell’azione. Impossibilitato ad uscire dalla “gabbia umana” creata intorno a lui, segue i performer nel loro percorso intorno allo spazio fino a ritrovare l’uscita.

Damien Hirst porta invece a Basilea uno dei suoi primissimi lavori risalente al 1992 e il cui titolo cambia a seconda dei nomi dei performer che lo attuano (es. “Hans, Georg – Holly, Gretel). Entrando nella stanza lo spettatore si trova di fronte una coppia di gemelli identici, che di volta in volta si scambia con altre coppie. Seduti nella stessa identica posizione, sulla parete sopra di loro troviamo una coppia dell’iconica serie di punti colorati, tratto distintivo della produzione artistica di Hirst. L’artista inizia a dipingere punti colorati a partire dal 1986, con l’intento di creare una serie infinita di combinazioni di colori, mettendo in discussione l’idea di autorialità e autenticità legati all’opera d’arte. Questo concetto si allarga pensando alla coppia di gemelli: essere allo stesso tempo unico e uguale ad un altro.

Marina Abramovic presenta la re-performance di un suo lavoro storico, “Luminosity”, attuato per la prima volta nel 1997 e mostrato solo altre tre volte prima d’oggi. La performer è di fronte al pubblico nuda, seduta su una sella da bicicletta appesa su di un’ alta parete, con le braccia spalancate, sembrando quasi crocifissa. Il suo corpo, costretto in questa posizione precaria per 30 minuti, viene illuminato da uno spot quasi accecante, creando una situazione di sospensione. Mostrando la performer allo stesso tempo vulnerabile e forte, questo lavoro vuole riflettere sui concetti di dolore, solitudine, elevazione spirituale, e sul carattere trascendentale dell’essere umano.

“Mirror Check” è la performance pensata da Joan Jonas e per la prima volta attuata dall’artista stessa nel 1970. Una donna osserva ogni singola parte del suo corpo nudo, anche la più nascosta, attraverso un piccolo specchietto dalla forma circolare. Osserva lentamente, e ammira se stessa sotto ogni prospettiva, ma ciò che vede è sempre un frammento di sè, mai il suo complesso.

Bruce Nauman, in occasione di 14 Rooms, rimette in scena il suo lavoro del 1968 “Wall-Floor Positions”, video basato sulla sua performance del 1965: una sequenza di 28 posizioni connesse alla parete e al pavimento, per una durata complessiva di circa un’ora e mezzo. Il perfomer che ri-attua l’azione ha studiato meticolosamente il video di Nauman e ripropone ogni suo singolo movimento seguendo la stessa sequenza.

Tino Sehgal è noto per creare situazioni in cui ciò che viene investigato è il comportamento umano, utilizzando come strumenti parole, movimenti, canzoni. “This is competition” è il lavoro portato a 14 rooms, già presentato a Basilea nel 2004. Due interpreti descrivono alcuni lavori dell’artista ma sotto una ferrea regola: non possono pronunciare più di una parola consecutiva ciascuno, senza perciò avere una visione d’insieme del discorso, non sapendo ciò che dirà l’altro. Sottoponendo la struttura linguistica a tale regola algoritmica si rende evidente come le persone cerchino di utilizzare parole chiare e semplici, arrivando ad adottare un linguaggio non più umano ma meccanico.