Berlin Biennale

Berlin 2014

Esattamente il giorno dopo essere tornata da Basilea raggiungo i miei amici all’aeroporto di Bologna: si parte per la Biennale di Berlino. Negli ultimi mesi ho frequentato il corso curatori promosso da Fondazione Fotografia Modena, che a fine anno ha organizzato questa trasferta formativa a Berlino. Siamo in circa 30 ragazzi, non solo i miei compagni del corso curatori, ma anche gli studenti iscritti al master di Alta Formazione sull’Immagine Contemporanea: curatori e artisti insomma.
Purtroppo è proprio una toccata e fuga, rimaniamo a Berlino solo due giorni, ma riusciamo comunque a vedere tutta la Biennale, non essendo poi così grande.

Apertasi il 29 maggio e destinata a concludersi il 9 agosto, quella di quest’anno è la ottava edizione della Biennale nella capitale tedesca. Curata da Juan A. Gaitán, di origini colombiani e canadesi, la tematica affrontata è l’interazione tra storia collettiva e storia individuale.
Particolare è stata la scelta delle location: infatti oltre al KW Institute for Contemporary Art, sede istituzionale della Biennale – nel cuore di Mitte, il quartire delle gallerie- le altri sedi espositive si trovano in una poco nota Berlino sud-occidentale. Altra particolarità è che il percorso pensato parte proprio da queste zone: si inizia appunto dal Museen Dahlem, in cui le sale dedicate alla biennale si intersecano con quelle del museo etnologico – creando a mio parere fin troppa confusione- per poi passare alla Haus am Waldsee, abitazione storica di proprietà di un facoltoso industriale ebreo convertita a spazio espositivo nel dopoguerra. Si termina con il già citato KW, che accoglie anche il Crash Pad, stanza ideata dall’architetto greco Andreas Angelidakis, che riprende il concetto del XIX secolo di salotto come luogo di scambio culturale, dove i visitatori possono scambiarsi opinioni e assistere agli eventi collaterali alla Biennale.
Non solo quindi si attua una riflessione che si sposta cronologicamente, ma anche geograficamente.

IMG_3069
Wolfgang Tillmans “End Of Broadcast I” (2014)
IMG_3137
Anri Sala “UNRAVEL” (2013)
IMG_3288
Christodoulos Panayiotou “Untitled” (2013)
IMG_3192 IMG_3294
IMG_3305
Tonel “Commerce” (2014)
IMG_3309
Zarouhie Abdalian “a caveat, a decoy”

Ognuna delle sedi espositive si concentra su tematiche specifiche.

La Haus am Waldsee presenta lavori che riflettono sull’uso privato e pubblico dell’arte, sul paesaggio concepito nell’immaginario Romantico ed etnografico, e in ultimo sull’approccio “lirico” in contrapposizione dell’approccio scientifico alla cultura.
In questo contesto ho trovato particolarmente interessante il lavoro di Patrick Alan Banfield “vyLö:t” (2012). In un’installazione a due schermi lo spettatore vede da una parte una serie di lunghe inquadrature di edifici post-guerra dalle forme architettoniche rigide e impersonali, che richiamano i concetti di anonimato e alienazione connessi alla vita urbana; dall’altra invece un tripudio di forme organiche – tronchi d’albero, piante, radici- che si connette all’idea romantica di natura selvaggia e incontaminata.
Tra gli artisti presenti in questa sezione figurano anche Matts Leiderstam, Carla Zaccagnini e Danh Vo & Xiu Xiu.

Nel Museen Dahlem si vuole invece sottolineare l’incongruità tra l’approccio scientifico e quello empirico della conoscenza, ma non solo. Accostando opere d’arte contemporanea a reperti appartenenti a culture e secoli così lontani nel tempo e nello spazio, si apre una riflessione che riguarda anche la differenza tra le modalità di studio delle società: da una parte attraverso ciò che fanno, dall’altra attraverso i lori scambi culturali.
Il video di Rosa Barba “Subconscious Society” (2014) è particolarmente esplicativo in questo senso. Volendo presentare il passaggio dall’era industriale a quella digitale, in cui prevale la cultura della “copia”, l’artista immagina una comunità i cui membri conservano oggetti del passato con lo scopo di riprodurli nel futuro, lasciando così un presente vuoto. Sullo sfondo di paesaggi sospesi Barba costruisce un tempo storico indefinito che porta a riflettere sul presente.
Altri artisti i cui lavori spiccano in questo spazio espositivo sono Tacita Dean, Carsten Höller, Olaf Nicolai, Anri Sala, Wolfgang Tillmans, Carlos Amorales.

Il KW funge come punto di raccordo di tutte le sperimentazioni attuate nelle altre sedi e come ulteriore confronto ed esplorazione di culture diverse.
L’installazione di Tonel, “Commerce” (2014), appositamente realizzata per la Biennale, unisce i tratti salienti della storia della seconda metà del XX secolo con il linguaggio del fumetto, arrivando a toccare le corde di un inconscio che è individuale e collettivo allo stesso tempo.
Ammirevole ai miei occhi risulta inoltre lo studio della terra e del paesaggio attraverso l’uso della matita, dell’inchiostro e del colore visibili nel lavoro “Sampling Greens” (2012) di Irene Kopelman.
Salendo le scale verso l’ultimo piano dell’edificio una finestra si apre su Berlino, e ad ammirarla una civetta, opera di Zarouhie Abdalian intitolata “a caveat, a decoy”.