Fondazione Prada Milano

Dopo l’incantevole sede di Venezia, Fondazione Prada apre le porte anche nella città più metropolitana del paese: Milano.
Targato Rem Koolhaas, il progetto non può che essere sorprendentemente geniale. Una torre d’oro, superfici di specchi, muri di cemento grezzo: un connubio audace che regala nuova vita ad un vecchio complesso industriale, oggi casa di arte e architettura eccelsa.
Dopo dieci mesi di esilio Londinese non poteva che essere questa la mia prima tappa una volta tornata in Italia. Così un nuvoloso giorno di maggio ci ritroviamo a pranzare nell’ eccentrico Bar Luce progettato dal re dei registi sognatori: Wes Anderson.
Da sempre fanatica dei suoi film, una volta entrata nella zona ristorante della Fondazione mi è sembrato di farne parte per davvero. Un’immersione totale in una stazione anni ’50, fatta di colori pastello e atmosfere giocose.

La nuova sede espositiva viene inaugurata con varie mostre dislocate nei diversi settori che compongono questo villaggio d’arte. Serial Classic e In Part sono due di esse.
La prima si pone come obiettivo quello di sfatare un grande mito, ovvero quello che vede associare alla scultura classica il concetto di pura unicità. Ciò che viene minuziosamente indagato è il rapporto che intercorre tra la copia e il suo originale nell’arte romana: due anime ugualmente importanti in questa specifica tappa della storia dell’arte occidentale.
In Part invece si concentra sull’idea di frammento, così come viene diversamente trattato da maestri dell’arte contemporanea tra cui Michelangelo Pistoletto, Maurizio Cattelan, Lucio Fontana, Yves Klein, Bruce Nauman e molti altri.

“Il progetto della Fondazione Prada non è un’opera di conservazione e nemmeno l’ideazione di una nuova architettura. Queste due dimensioni coesistono, pur rimanendo distinte, e si confrontano reciprocamente in un processo di continua interazione, quasi fossero frammenti destinati a non formare mai un’immagine unica e definita, in cui un elemento prevale sugli altri. Vecchio e nuovo, orizzontale e verticale, ampio e stretto, bianco e nero, aperto e chiuso: questi contrasti stabiliscono la varietà di opposizioni che descrive la natura della nuova Fondazione. Introducendo numerose variabili spaziali, la complessità del progetto architettonico contribuisce allo sviluppo di una programmazione culturale aperta e in costante evoluzione, nella quale sia l’arte che l’architettura trarranno beneficio dalle loro reciproche sfide”. Rem Koolhaas

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